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Dolore Orofacciale e il Legame con l'Asse 2: Dal Dolore Cronico alla Sofferenza Psicologica

Dolore Orofacciale e il Legame con l'Asse 2: Dal Dolore Cronico alla Sofferenza Psicologica

Introduzione

Il dolore orofacciale rappresenta una sfida complessa nella pratica clinica, soprattutto quando si
cronicizza e diventa esperienza di sofferenza prolungata. In questo contesto, la gnatologia gioca un ruolo cruciale, poiché le disfunzioni temporo-mandibolari, il bruxismo e il serramento inconsapevole sono strettamente legati a condizioni di stress emotivo e disregolazione del sistema nervoso. La letteratura scientifica ha ormai consolidato la relazione tra dolore cronico e alterazioni dell’Asse 2, ovvero le condizioni psico-emozionali che predispongono o perpetuano stati di sofferenza, ansia e depressione.
Le emozioni negative prolungate influenzano direttamente i meccanismi di elaborazione del dolore, determinando una risposta amplificata che coinvolge l’intero sistema nervoso centrale. Ǫuesto circolo vizioso tra emozione, dolore e depressione è spesso alla base di quadri di bruxismo, serramento dentale inconsapevole e altre parafunzioni che aggravano la sintomatologia dolorosa.
Il dolore, in particolare il dolore oro-facciale, non è semplicemente una sensazione fisica. È un fenomeno complesso che coinvolge il cervello, le emozioni e la memoria. Il rapporto tra mente e corpo, tra esperienza e percezione, è ciò che rende il dolore un processo così affascinante e, allo stesso tempo, così difficile da gestire.
Il cervello è una struttura straordinaria, capace di processare milioni di miliardi di connessioni in pochi millesimi di secondo. Ogni esperienza, ogni stimolo che riceviamo, semina qualcosa di nuovo nella nostra rete neurale. Ǫuesto continuo processo di trasformazione modella la nostra percezione del mondo e di noi stessi. Ma cosa succede quando il dolore entra in gioco?

Se si prova dolore, come una semplice pizzicata sulla pelle, il corpo attiva un allarme. Il sistema nervoso periferico trasmette un segnale al cervello, il quale risponde con un messaggio chiaro: "Attenzione, questo ti fa male!". Ǫuesto meccanismo ha una funzione fondamentale: proteggere l'organismo. Il dolore insegna a evitare situazioni dannose, registrando l’esperienza nella memoria per prevenirne la ripetizione.
Ma il dolore non è solo un segnale di allerta fisico; ha una forte componente emozionale. Ogni esperienza dolorosa viene accompagnata da un’emozione, e questa emozione viene memorizzata insieme al dolore stesso. È per questo motivo che il dolore cronico spesso si associa ad ansia e paura: ogni volta che il dolore viene richiamato alla memoria, si attivano anche le emozioni con cui è stato registrato. Ǫuesto crea un vero e proprio cortocircuito emozionale, in cui il dolore si autoalimenta attraverso la paura e lo stress.
Le emozioni funzionano come interruttori che regolano la nostra risposta agli stimoli esterni. Il cervello produce onde elettriche di diversa intensità a seconda dell’emozione provata. Un momento di gioia, ad esempio, genera un picco hertziale breve ma intenso, che spinge il cervello a ricercare nuovamente quella sensazione positiva. Al contrario, emozioni come paura e ansia producono onde a bassa intensità che restano sotto la soglia della coscienza, creando un costante stato di allerta.
Ǫuesta reazione ha una logica evolutiva: il dolore e la paura servono a proteggerci. Ma quando diventano eccessivi, possono bloccarci e impedire la guarigione. Per interrompere questo circolo vizioso, è necessario agire sugli interruttori emotivi giusti. Studi scientifici dimostrano che semplici gesti, come un abbraccio di 30 secondi, possono attivare il rilascio di ossitocina, un ormone che riduce la percezione del dolore e promuove il benessere.
Un altro fattore importante è la memoria del dolore, che non si limita a un’esperienza individuale. Il dolore può essere tramandato tra generazioni attraverso un processo chiamato memoria transgenerazionale. È per questo motivo che spesso i figli di persone con paura del dentista sviluppano la stessa ansia, pur non avendo avuto esperienze dirette negative.
Come si può interrompere questo schema? Due emozioni giocano un ruolo chiave nel dolore cronico: il senso di colpa e la paura. Il primo può essere contrastato con la consapevolezza che l’errore fa parte del miglioramento continuo. Il secondo può essere affrontato attraverso il rafforzamento delle esperienze positive e delle emozioni che generano benessere.
il dolore oro-facciale non è solo un problema fisico, ma un fenomeno profondamente radicato nelle nostre emozioni e nelle nostre memorie. Comprendere i meccanismi neurofisiologici ed emotivi del dolore permette di affrontarlo con strategie più efficaci, che vanno oltre il semplice trattamento medico. Educare il paziente a riconoscere e gestire i propri cortocircuiti emozionali può essere la chiave per migliorare la qualità della vita e ridurre il dolore in modo significativo. La scienza ci ha riportato all’essenziale: il benessere passa anche attraverso il riconoscimento delle emozioni e la loro gestione consapevole.

La Relazione tra Dolore Cronico e Asse 2

Il dolore orofacciale cronico non è solo un fenomeno locale, ma coinvolge un’intera rete di connessioni neurali ed emozionali che portano ad alterazioni dell’umore e del comportamento. Il paziente affetto da dolore cronico tende a sviluppare una sensibilizzazione centrale, in cui lo stimolo doloroso persiste anche in assenza di un danno attivo. Ǫuesto stato di allerta continua porta a tensione muscolare cronica, contribuendo al serramento dentale notturno e diurno, e peggiorando il quadro gnatologico.

Inoltre, le strutture coinvolte nella regolazione del dolore, come l’amigdala e l’ippocampo, giocano un ruolo chiave nella gestione dello stress e delle emozioni. Ǫuando il dolore diventa persistente, il cervello entra in uno stato di iper-vigilanza, in cui anche stimoli lievi vengono interpretati come minacce, portando a un circolo vizioso di ansia, depressione e ulteriore intensificazione della percezione dolorosa.

Conclusione

Comprendere il legame tra dolore orofacciale, emozioni e disturbi dell’Asse 2 è essenziale per una gestione clinica efficace. Interventi multidisciplinari che includano terapia gnatologica, supporto psicologico e strategie di modulazione dello stress possono interrompere il circolo vizioso della sofferenza, migliorando la qualità di vita del paziente. L’approccio integrato rappresenta la chiave per trasformare l’esperienza del dolore in un’opportunità di riequilibrio e guarigione.

A Cura del DR ORAZIO M. BENNICI


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